I libri così tanto belli pieni di tante belle notizuole sulla Old-School, con delle belle interviste piene di fatti e di testimonianze dei veterani della super old school, quelli che adesso vengono considerati vecchi.

Oggi è tutto il giorno che scrivo e tra le altre cose mi è capitato finalmente di riuscire ad integrare una vecchia ricerca che avevo fatto come dissertazione / tesi del mio corso di legge qua a Londra, che era tutto basato appunto sulla intellectual property finalizzato all'uso che se ne fa di questa legge all'interno della music industry, quindi Entertainment Law and Intellectual Property, per essere chiari, che poi sono gli stessi esami elettivi che ho fatto quando ho fatto il mio legal practice course alla BPP qua. Devo dirvi con molta franchezza ho ritrovato delle parti che avevo scritto dopo aver ricercato i diversi scritti accademici, che hanno riconfermato che quanto sto scrivendo adesso, più o meno, ha gli stessi principi.

Qua mi sto riferendo in particolare al campionamento come una delle forme più alte tra quelle nuove scoperte per la manipolazione della musica e la creazione di nuove opere musicali. Sono rimasto veramente interessato da due teorie che avevo studiato da accademici inglesi uno dei quali è David Hesmondhalgh. Lui parla di uso trasformativo della musica e in un'opera molto bella che si chiama Digital Sampling and Cultural Inequality ripercorre la storia di quelle che sono state le manipolazioni dei vari pezzi musicali esistenti fino ad arrivare a cose moderne. Cioè da manipolazione a manipolazione si è arrivati a questo, poi a quell'altro, poi a quell'altro e quell'altro. Questo presuppone secondo l'autore, una capacità trasformativa delle pratiche di creazione musicale dell'uomo occidentale, ed in particolare analizza quelle nel mondo afroamericano, dove diciamo dal Blues, al Jazz, poi al r&b, il Soul, il Funk e tutti i derivati fino ad arrivare alla rivoluzione dell'hip-hop che riprende questa grande tradizione per ritrasformarla in qualcosa di completamente diverso ed eccitantemente innovativo, c'è questa capacità trasformativa che va attraverso tutto questo.

In parallelo a questo c'è una base sociale sia temporalmente diciamo nel presente, cioè tutti quelli che manipolano i campioni si sentono di far parte di una comunità, in alcuni casi comunicano tra loro collaborano, in altri casi si rispettano o si dis-rispettano o si "dissano" ma è sempre comunque una base sociale quella del campionamento, perché permette a gente che magari non conosce la musica di fare della musica e di venire a contatto ad altre persone che pur essendo analfamusiche, hanno un grosso senso di creatività musicale anche un bel talento, per cui si creano nuove classi di produttori musicali e nuovi gruppi sociali.

Poi c'è l'effetto sull'innovazione e ovviamente, non plus ultra, quando tutto diviene così grosso da non essere possibilmente notato dai grossi colossi dell'Industria musicale, viene preso e ritrasformato in una commodity, cioè un qualcosa che può essere venduto e comprato per il beneficio dei grossi gruppi commerciali e allo stesso tempo, per mutua simpatia, da parte dei compratori e fruitori di questi servizi / prodotti.